Excerpt for 10 Piccoli Racconti, Diario di un viaggiatore Borderline by Massimo Croce, available in its entirety at Smashwords


10 Piccoli Racconti, Diario di un viaggiatore Borderline


by

Massimo Croce



SMASHWORDS EDITION



* * * * *



PUBLISHED BY:

Massimo Croce on Smashwords


10 Piccoli Racconti, Diario di un viaggiatore Borderline

Copyright © 2010 by Massimo Croce



All rights reserved. Without limiting the rights under copyright reserved above, no part of this publication may be reproduced, stored in or introduced into a retrieval system, or transmitted, in any form, or by any means (electronic, mechanical, photocopying, recording, or otherwise) without the prior written permission of both the copyright owner and the above publisher of this book.



Smashwords Edition License Notes


This ebook is licensed for your personal enjoyment only. This ebook may not be re-sold or given away to other people. If you would like to share this book with another person, please purchase an additional copy for each person you share it with. If you're reading this book and did not purchase it, or it was not purchased for your use only, then you should return to Smashwords.com and purchase your own copy. Thank you for respecting the author's work.



* * * * *



Vorrei ringraziare


Mia moglie Ilaria e i miei due piccoli monelli, Alessandro e Riccardo, per essere la mia quotidiana ispirazione e per tutte le volte che abbiamo rimandato una merenda, una corsa insieme, una passeggiata in una bella giornata estiva perché stavo viaggiando o dovevo finire questi dieci piccoli racconti.


* * * * *


Indice


Il vicolo

Camminare sulle nuvole

Gli spaghetti salgono lenti

Tre canzoni dei Nirvana

Ti ho visto da bambina

Il laghetto nella foresta di Medon

Birra, salsicetta e baguette

Le budella dritte in gola

Il richiamo della legna

Il volo dell’aquilone


* * *


Il vicolo


Oggi i cani non si sono ancora visti. Giovanni ha lasciato gli avanzi di pollo nella scatola come tutti i giorni, eppure dei cani neanche l'ombra. Questo vicolo ha un'aria strana, l'ho sempre detto. Così chiuso, sempre bagnato la mattina. Ma perché mai questi vicoli sono tutti uguali? Non chiedo un boulevard, un ponte dell'amore, o un acciottolato accompagnato da cipressi. Vorrei solo un vicoletto dignitoso. Secondo me ai cani non fa molta differenza, anzi mi sa tanto che si trovano pure bene. Ma a me fa differenza. Ho le ossa rotte e marce con tutta questa umidità. Possibile che non ci sia dignità in questo vecchio palazzo, in questa pozzanghera o in questa scala scalcinata e arrugginita? Comunque, mille volte meglio le mie ossa marce che una cravatta al collo. Non c'è prezzo per avere il collo libero tutte le mattine. Li capisco quei cani. Guardarsi dentro e fuori quando ti svegli e scoprire che è tutto lì, che nessuno ti ha tolto niente. Il grattacielo sghembo è sempre lì, il semaforo tardo è sempre lì, la pozzanghera è sempre qui con me. Io in realtà non ho neanche bisogno di quella, né del grattacielo e nemmeno del semaforo. Ecco perché non porto la cravatta. Ecco perché mi piacciono quei cani. Arriveranno, si trovano bene qui, ci facciamo di quelle chiacchierate. Loro piacciono a me ed io piaccio a loro. È la legge dell'attrazione fra uomo e cane. Mi devo proprio decidere a scrivere il saggio sull'attrazione fra uomo e cane. Non c'è forza più consistente nella natura che l'attrazione fra uomo e cane. Ed è come per l'amore, chi scappa dall'altro è solo perché ha avuto una brutta esperienza. Devo proprio scrivere il mio saggio. Ci sono cinque regole che spiegano l'attrazione: prima regola, veniamo attratti da ciò che ci fa stare bene. Questo vicolo, sporco, umido, mi fa stare bene. Chiacchierare con i miei amici cani mi fa stare bene. La domenica in giardino e la grigliata mi facevano stare bene. Regola numero due: siamo attratti da quello che è bello. Io sono probabilmente bello per quei cani. A me piacciono. Questa pozzanghera che rispecchia quello spicchio di cielo è bella. Ma non mi butterei dentro. L'atmosfera fresca della mattina appena ti svegli nel vicolo, con i rumori ancora tumefatti dalla notte, è qualcosa di bello. Lì mi butterei dentro. Regola numero tre: siamo attratti da quello che conosciamo. I cani mi conoscono bene. Tutto quello che ricorda l'infanzia. Tutto quello che ricorda un periodo intenso della vita, noi lo ricerchiamo. Questo palazzo mi ricorda il palazzo in cui sono cresciuto, con gli amici con cui giocavo nell'androne, con le scale su cui ci rincorrevamo fino a non poterne più, la voce di mia mamma che mi chiamava. Sono attratto da questo vicolo e dal palazzo in questo vicolo, perché fa parte di me e lo conosco. Potrei essere il proprietario di questo palazzo. È un po' come mio figlio ed io sono suo figlio. Anche i cani sono stati adottati da questo palazzo, non capisco perché non siano qui. Le altre due regole non le ho ancora chiarite, ma sono sicuro che ci sono. Ho girato molto. Da quando me ne sono andato devo avere visto più vicoli io che tutti i topolini che vi abitano dentro. E come i topolini, ho osservato a lungo tante facce stupite, indignate o compassionevoli. Ricordo sempre quella di Giovanni.. Ho guardato negli occhi quel corpulento italiano con i capelli ricci che mi guardava tranquillo, come per dirmi, finalmente sei arrivato, a casa. Nello stesso momento ho pensato la stessa cosa, eccomi a casa. Non avevo notato tutta quella gente. Possibile che un pezzo di strada da rifare sia così interessante per tante persone? Si vede che non hanno niente a cui pensare di meglio. Non mi sbaglio mai sulle persone. Non mi sbaglio più. Mi basta guardarle dritto in fondo agli occhi per capire subito cosa passa in quella testolina. Indifferenza, finta compassione il più delle volte. Mi diverte giocare la mia parte, li faccio sentire bene, li faccio sentire migliori. E poi ci sono loro, quelli veri, quelli duri. Quelli mi fanno impazzire di gioia, con quelli esprimo il meglio. E più sono stizzititi e più devo concentrarmi per rimanere al gioco. Mi mancano i miei amici cani. Siamo capaci di farci da spalla l'uno con gli altri. Qui il sistema funziona così. Grazie, gli ho risposto, lo dicono tutti che siete un popolo avanzato. O un avanzo di popolo? Ma l'ho solo pensato.. Tutto questo non succede con i miei amici. Poche regole, ci si guarda negli occhi e sappiamo subito cosa vogliamo fare. È un'amicizia vera la nostra. Certo ogni tanto ci prendiamo delle pause, ci concediamo, come dire, degli hobby. Il mio hobby è quello di farmi qualche sigaretta. È un hobby nel senso che mi piace e lo faccio nel tempo libero. È casuale e determinato allo stesso momento. Oggi ad esempio la sigaretta mi chiama quando suona qualche sirena in lontananza. Questo è un momento in cui devo trovare il tempo libero e con calma farmi la sigaretta. Con il freddo e le mani intorpidite devo trovare un sacco di tempo libero per questo hobby. Quando è pronta la osservo, la soppeso prima com lo sguardo per vedere che sia venuta bene, stretta ma non troppo sottile, equilibrata. Poi la prendo con due dita nel punto centrale, come si prende un aliante per tirarlo dritto nel cielo, e la faccio veleggiare nell'aria, per vedere che possa prendere il volo. In questo modo so che la sigaretta è leggera e che non mi farà troppo male. È importante avere un hobby, è importante impegnare il tempo libero. Però è importante non avere troppo tempo libero perché altrimenti l'hobby perde di novità, ci si disaffeziona e alla fine lo si abbandona. Per fortuna sono sempre riuscito a bilanciare il tempo libero con il tempo occupato. Ora che ci penso, il mio hobby è proprio personale perché non fumo mai con i miei amici cani.


* * *


Camminare sulle nuvole


Camminare sulle nuvole è un'arte difficile. Devi scegliere la nuvola giusta e sapere guardare lontano per non scivolare. È straordinario quando dopo una serie ballerina di cirri compare all'improvviso un esteso e soffice divanostrato di nuvola. Il momento che preferisco per camminare sulle nuvole è di sicuro la sera, al tramonto. Mi diverte osservare le ombre delle nuvole. Quelle bianche e compatte sono le mie preferite ma anche quelle scure gravi pesanti e incombenti, se sono abbastanza lontane, mi mettono di buon umore. La noia più grande la provo di fronte a quelle rade insulse grigiastre nuvolette delle quali non è bene fidarsi. Sono quelle rarefatte coperte di nuvole che si presentano a volte come smagliature di quel tessuto rado e sconfinato che è il cielo visto da qui. Un giorno provo a scivolare sulla cresta di qualche nuvolone che ho visto verso la sera da queste parti. L'ho osservato salire come un organo di cattedrale contro il sole rossastro per poi girarsi lentamente sul fianco a guardarmi con la sua testa da drago. Ho accettato la sfida. Saliva come un organo di cattedrale nel cielo della sera e mi guardava acuto. Bello, non hai capito, gli ho risposto, accetto la sfida. Mi dovrò armare di una buona dose di coraggio perché non è una cosa che si fa tutti i giorni scalare un dragocumulonembo. Guarda quel deserto laggiù con quella sola striminzita linea che lo divide. Una linea dritta come un taglio.. che cosa se ne faranno mai di quella linea.. Qui neanche una piccola nuvoletta su cui fare un salto. Te li vedi con una bottiglia di plastica accartocciata, lui stremato sul volante, guardarsi con la bocca riarsa e chiedersi perché, perché e ancora perché hanno deciso di trovarsi sulla quell'insulsa unica linea dritta. Perché avete sbagliato, semplice. E guarda che solo poco più in là c'è questo magnifico lago, e non bastasse ci sono queste simpatiche nuvolette a batuffolo che fanno un po' di ombra sull'acqua azzurra.. In verità non so se è di acqua salata, ne devo avere sentito parlare da qualche parte. Un enorme lago di acqua salata. Davvero una bella scoperta. Sì, qualche volta ho azzardato. Te lo senti dentro quando una nuvola ti sorregge, come te lo senti prima di cadere che quella nuvola non ti avrebbe tenuto. Dicono che sia un attimo, il vuoto nelle gambe.. Non ci penso, guardo lontano verso una girandola di nuvole in un mare compatto di cotone. Mi piace. Come un'isola ecco che spunta la vetta di una montagna innevata. Non è più bella di altre montagne, è maestosa e aspra come se fosse stata disegnata a carboncino, nelle parti più ripide che rimangono senza neve. È inviolata sul manto bianco e pastoso che accompagna lo sguardo verso la base. Ma ciò che la rende unica è questo mare di nuvole che la circondano e incorniciano in questo quadro privato. Un castello glassato che spunta dal mare di nuvole. Per fortuna mia è una piccola visione privata a cui sono stato invitato perché sono un affezionato. Ed io, in qualità di unico critico, ringrazio e dico che mi piace.


* * *


Gli spaghetti salgono lenti


Gli spaghetti salgono lenti, fra le bacchette ferme, le mani anziane. Assapora con pacato interesse, è proprio come lo aspettava, lo stesso medesimo gusto di tutti gli altri pasti di tutti i voli del mondo. È proprio quello che si aspetta, che niente abbia il medesimo sapore dei suoi ricordi. Un gusto curato e così lontano dagli odori che gli percorrono la mente. Lo sguardo non si muove sul vassoio.

Sotto un’eternità di nuvole, Helsinki.

Quel pensiero freddo e ormai dal sapore dolce s'insinua nella mente, si frappone al gambero, al riso e tutto si mischia, dolciastro e tiepido come la zuppa che rigira da troppo tempo. Tutte le zuppe calde del mondo si avvolgono famigliari e annacquano il suo sguardo. Perché è così difficile accettarlo? Eppure non basta una vita a domandarsi, a prepararsi. Guarda quel bimbo che tiene a stento il bicchiere con le mani, lo osserva con attenzione, così amato ed accudito… È mai stato amato a quel modo? Forse.. Ecco, lentamente tutto torna al proprio posto, tutto si calma, si ferma la zuppa, tornano quieti i laghi, i ciliegi fioriti profumano ancora una volta e tutto ha un senso di pace e ragione. Ora lo vedo: si stacca dal sesamo, dal sushi, dalla poltrona e rivede l’intero globo, le infinite vite, l’insopportabile e dolce susseguirsi di bambini imboccati, di viaggi che hanno riempito le narici e gli occhi di amori, di profumi che occupano violenti la memoria.

Adesso sì, di nuovo, lo sguardo si posa sul gambero, un saluto complice in quest'ultimo viaggio.


* * *


Tre canzoni dei Nirvana


Tre canzoni dei Nirvana sull'iPhone. Ecco a cosa affido oggi la mia igiene mentale. La solita insegna pubblicitaria che mostra tanti pupazzetti in fila mi fa imbestialire subito. Come soldato se avessi potuto ascoltare musica avrei scelto i Nirvana. Non si può certo ascoltare blues o un pezzo di Tori Amos con un fucile in mano e un obiettivo in testa. Chissà se avrei disertato. Con questo spirito decisamente nero cerco di mantenere il fuoco al centro ed il mirino della concentrazione fermo. Mi sento molto zen in questo momento con la chitarra distorta a tutto volume nelle orecchie. L'attendo e stenta ad arrivare. Un altro eroe decadente come Jeff Buckley mi può fare aspettare. Troppo tardi, Kurt ha avuto la meglio e ora ascolto cosa ha da dirmi. Sono le sei di mattina e tutta quest'umanità già in movimento mi demotiva, mi accomuna e mi fa sentire uno dei tanti. Non lo sopporto, non perché gli altri siano peggio, anzi siamo tutti sulla stessa barca o meglio ad attendere lo stesso aereo alle sette di mattina. Quindi siamo un po’ tutti poveracci. Si può attendere un aereo all'alba e lasciarsi tutto alla spalle solo se è una questione di fucili o cravatte. E più abbiamo fucili o cravatte e più i nostri sguardi sono alti e fieri e più siamo poveracci, con le nostre mogli e i nostri bimbi ancora a letto. Bisogna stordirsi con i Nirvana per non ascoltare questa voce. Chissà se riuscirò a disertare questa catena di smontaggio. Ci si disassembla lentamente, si comincia dai pezzi che danno un piacere più innocente e immediato, come una partita a tennis, un tuffo in piscina, suonare con amici, una corsa, una cavalcata, un libro, un film. Si passa poi a qualcosa di più subdolo, che toglie aria alla lunga, un weekend che non fai in Toscana, una passeggiata mano nella mano che rimandi all'infinito, la sera con i bambini che dormono già, sorelle e genitori che ascolti solo per telefono.. ecco intanto Jeff.. il partire in missione la mattina, silenzioso e colpevole. Come mi aspettavo, Jeff è totalmente d'accordo con il mio stato d'animo. Ho bisogno di essere catturato da un film epico ed intimo che mi spinga a disertare questi ordini che ricevo da nessuno ogni giorno. Cosa mi piace? Adoro i film con un lieto fine. Non posso farci niente. Se solo potessi perdermi in un'irrealtà costruita su uno di quei bei film con il lieto fine, perdere totalmente la nozione del sé ed agire con il coraggio preso in prestito da un copione o da una scena.. Un bel film sul coraggio, sulla forza di spingersi oltre, oltre paure, nuvole, fucili annodati alle cravatte. Mollerei tutto. Chissà perché mi vengono in mente delle orrende scarpe rosa con un tacco basso che ho visto dondolare ai piedi di una signora qualche giorno fa. Il filo di una cucitura penzolava dalla suola. La punta logora, la pelle vicino alla suola consumata, con il rosa che lasciava spazio a chiazze di un marrone umano e sereno. Eppure le dovevano sembrare delle belle scarpe quando le deve aver comprate. Decisamente le donne sono più coraggiose degli uomini. Ecco, guardare onestamente quelle scarpe rosa mi farebbe bene, "Come as you are". Ecco un altro pilastro della giornata, "Allhelluja". E va bene, così sia. Grazie Jeff, appropriatamente fuori luogo. La verità è che in tutto questo non c'è nulla di religioso o di filosofico se non il silenzio ascetico in cui s'imbavaglia la coscienza e le voci che continuano a invocare pace e tranquillità. Allhelluja, fratelli di viaggio.


* * *


Ti ho visto da bambina


Ti ho visto da bambina. Ti ho riconosciuto anche se passavo distrattamente in macchina. Non credevo ai miei occhi. Parlavo e guidavo di lavoro o vacanze con mia madre e ti ho visto sulla strada, ferma. Mi stavi guardando anche tu, mi fissavi negli occhi ad aspettarmi. Ma eri piccola, eri una bambina. E non ti ho mai visto da bambina se non nelle foto sul camino, in sala, con quel broncio da peste e il cappuccio che ho sempre immaginato rosso. Mi guardavi dentro come se fossimo stati in fronte l'uno all'altra. E invece è stato un attimo, il tempo di riconoscerti, di collegare la foto e riconoscerti con quell'aria imbronciata e capire che eri proprio tu chi mi stavi guardando. Sembrava un sogno ma non era possibile. Ho urlato, ho spiegato, ho frenato e salutato tutto allo stesso momento. Il resto lo sai. Forse sai più di quanto sappia io. Quella sensazione di sentirsi l'uno dell'altra, prima di conoscersi, prima di poter decidere, quella sensazione di appartenenza a te e ad un destino a cui non avevo mai creduto. Tu sai sicuramente più di me, lo vedo dal tuo sguardo di bambina troppo pacato e fermo. Non hai lo sguardo furbo e pestifero che ricordo nella foto, ma mi guardi calma come se aspettassi che anch'io arrivi alla conclusione. Come se anche tu vivessi la stessa sensazione e sapessi che siamo promessi l'uno all'altra. Sapevo che sarebbe stato un attimo il riconoscerti ma non avrei pensato di riconoscerti così. Sono strani i sogni. Ti spiegano molto più di quanto la nostra povera mente occupata a tenere il conto di giorni, impegni, semafori, email, pattumiere e giardini possa riuscire. Sono strani e così chiari che mi fanno paura. È la mente che ci urla qualcosa da dietro le spalle, perché non abbiamo tempo di darle ascolto altrimenti. Più furba di noi.



Purchase this book or download sample versions for your ebook reader.
(Pages 1-7 show above.)